mercoledì 22 febbraio 2012

Protesta contro le decisioni del Governo in materia di giustizia e astensione dalle udienze: si, ma con riserve

Per i giorni del 23 e del 24 febbraio 2012 l'OUA (Organismo Italiano Avvocatura) ha indetto due giornate di protesta contro le proposte avanzate dal Governo in materia di giustizia.

Durante tali giornate sono previste una serie di iniziative tra cui anche l'astensione dalle udienze (più note come "sciopero degli avvocati").

I motivi di tale protesta sono diversi, tra cui la mancata attuazione della Riforma dell’ordinamento forense, il programma di liberalizzazione delle professioni e l'emanazione di provvedimenti urgenti in materia di giustizia, senza la preventiva consultazione delle parti. 

Certamente la giustizia italiana versa in uno stato di profonda crisi che produce, non soltanto inevitabili riflessi economici nella vita dei privati e delle imprese, ma anche nella possibilità stessa di tutelare i diritti costituzionalmente garantiti a tutti i cittadini. 

In questo quadro, dunque, i provvedimenti fino ad ora presi dal Governo non sembrano andare in una direzione atta alla risoluzione dei problemi. 

Fino ad ora si è intervenuti sulle cosiddette "liberalizzazioni" in maniera indiscriminata, di fatto andando così ad eliminare qualsiasi parametro di riferimento per la quantificazione del compenso in favore dei professionisti, non solo avvocati.

Se è vero che la professione legale ha probabilmente la necessità di adeguarsi in qualche modo al mercato, soprattutto in un'ottica che vada al di là della solo visione nazionalista, è altrettanto vero che tale percorso andava affrontato in maniera graduale con le varie categorie interessate e non, invece, con la frettolosa introduzione di un articolo (art. 9 DL 1/2012, già oggetto di un nostro precedente contributo) di legge che ha semplicisticamente eliminato tutte le tariffe professionali attualmente in vigore senza fornire alcun elemento utile a determinare in maniera alternativa il "valore economico" del nostro lavoro.

Una soluzione così superficiale del problema, dunque, a modesto parere di chi scrive (che non è in assoluto contrario alla possibilità di determinare in maniera alternativa il compenso in favore del professionista, ma preferirebbe che vi siano quantomeno dei parametri più certi per farlo) rischia, piuttosto, di trasformare l'attività dell'avvocato, costituzionalmente garantita dall'art. 24 della Costituzione in una attività commerciale, nè più, nè meno dignitosa del rivenditore di elettrodomestici che cerca di applicare il maggior sconto per attirare i clienti.

venerdì 3 febbraio 2012

Le indagini patrimoniali sui debitori per il recupero del credito

Frequentemente il nostro studio si occupa di recupero del credito, sia a favore di cittadini che di imprese.

Naturalmente le modalità di recupero sono diverse a seconda della tipologia di credito in questione, ossia se si tratta di un'azione da effettuare sulla base di un titolo esecutivo già esistente ed autonomamente azionabile (es: un assegno o una cambiale) o, se viceversa, ci si debba preventivamente munire di un titolo da far valere nei confronti del debitore (es: decreto ingiuntivo per mancato pagamento fatture).

Infatti, prima di poter aggredire il patrimonio di un debitore è indispensabile essere in possesso di un titolo a cui la legge riconosce "efficacia esecutiva" e, cioè, di un atto o di un documento che consenta di avviare, dopo una preventiva intimazione di pagamento (c.d. precetto), una procedura esecutiva (pignoramento) sui beni dello stesso, al fine di soddisfare il proprio credito.

La legge riconosce efficacia esecutiva ad una serie di documenti, tra cui, i più noti, possono essere considerati le cambiali e gli assegni. Quando il creditore sia in possesso di tali titoli e il debitore non intenda adempiere spontaneamente la propria obbligazione, il primo potrà immediatamente agire previa notifica del precetto di pagamento e, quindi, aggredire il patrimonio del secondo.

Diversamente quando il creditore non disponga di tali titoli, ma sia in possesso di altri documenti comprovanti l'entità delle somme da pagare (es: fatture, contratti di locazione, ordini, ecc...) dovrà preventivamente munirsi di un titolo come un decreto ingiuntivo (o una sentenza) che appunto "ordini" al debitore il pagamento di quanto dovuto.

Una volta acquisito il titolo e dopo che lo stesso sia divenuto esecutivo (es: per mancanza di opposizione o perchè sia stato già riconosciuto come tale dal giudice) è possibile procedere all'intimazione di pagamento sopra indicata.